BENVENUTI nel sito web devozionale dedicato al Santissimo Salvatore - Patrono di Militello in Val di Catania (CT - Sicilia/Italia) - Città d'Arte Patrimonio Mondiale dell'Umanità - UNESCO

LE SACRE RAFFIGURAZIONI

Tutte le sacre raffigurazioni del SS. Salvatore nei secoli attraverso gli arredi liturgici,
i preziosi, le sacre immaginette cartacee e opere d' arte varie

   La preziosa e venerata effigie patronale del Santissimo Salvatore di Militello fu commissionata su interessamento delle nobili famiglie locali dei baroni Majorana della Nicchiara, Rejna dell’Aere del Conte e con la cooperazione dei fedeli, ricavata da legno pregiato di cipresso (fornito – così come viene tramandato – e fatto trasportare a Militello a propria cura dal barone Majorana della Nicchiara), intagliata dal capo-scuola degli scultori della Sicilia del tempo, il palermitano Girolamo Bagnasco, ed incastonata, nella prima metà dell’Ottocento, all’interno di un monumentale fercolo o “vara”, eseguito dal ragusano Corrado Leone, opera di grande pregio artistico e particolare equilibrio stilistico e statico, in grado di sfidare le leggi della gravità con la corona aurea sostenuta dalle esili braccia di quattro Angeli; di essi, il primo richiama all’unità del Divino, il secondo alla Sua Trinità, il terzo invita al devozionale inchino ed il quarto al mistico silenzio. Il volto di Cristo Salvatore ha una espressione piena di dolcezza e al contempo di gravità (varia secondo la prospettiva ed il profilo da cui lo si osserva; simboleggia la maturità e la giovinezza) e lo sguardo è penetrante. La destra è in atto benedicente, con le dita poste in una particolare disposizione. Queste, mai unite, si incrociano: il pollice col quarto dito in modo che il secondo, l’indice, resti diritto ed il terzo un po’ piegato a formare con i precedenti il nome di Gesù IC (IHCOYC); infatti il secondo dito, restando aperto, indica lo I (iota) ed il terzo forma con la sua curva una C (sigma). Il pollice si pone attraverso il quarto dito, il quinto è anch’esso un po’ curvo, e questo forma l’indicazione XC (XPICTOC), perché l’unione del pollice e del quarto dito forma un x (chi) ed il mignolo fa, con la sua curva, un C (sigma). Queste due lettere sono l’abbreviazione di CHRISTOS. La bellezza, l’armonia e la perfezione delle proporzioni, quale espressione della natura divina, sono esaltate dall’incarnato, dalla minuziosità e dal realismo impressionante delle fattezze anatomiche umane (è infatti possibile osservare le vene in entrambe le mani, i denti e altre caratteristiche fisiologiche minuziose). Il piede e la gaba sinistra sono protesi in avanti come ad accennare un movimento che sta a rappresentare la vicinanza di Dio verso l’umanità. La sacra effigie del Patrono, è impreziosita da ex-voto in oro e argento dei secoli XVIII-XIX; tra gli arredi spiccano la splendida aureola in argento, finemente cesellata e il globo in oro bianco e giallo; alla base, quattro mazzetti di “gigli”, fiori in finissimo argento, testimoniano della pietas popolare dei primi del XX secolo (1924, per devozione del concittadino e benefattore dott. Antonino Astuti). Il trono, interamente ricoperto in oro zecchino a “foglie”, bianco e giallo, accoglie al centro la sacra effigie del Patrono che richiama al mistero della gloriosa Trasfigurazione. In origine la sacra effigie presentava nelle vesti una pittura a smalti policromi rossi e azzurri (riferimento alla simbologia religiosa e all’arte greco - bizantina); la prima indoratura a zecchino della statua e del trono del SS. Salvatore fu realizzata, nella prima metà dell’Ottocento, dal ragusano Bartolomeo Leone, fratello del Corrado che ne aveva scolpito la “vara”; successivamente fu indorato nuovamente a spese del devoto Antonino Astuti nel 1927. L’indoratore fu Giuseppe Leotta, al quale l’allora Arciprete Parroco della Matrice don Giovanni Lo Sciuto consegnò per i lavori d’indoramento kg. 1.650 di oro zecchino; dal quale, dopo aver tolto le pietre preziose, rimase kg. 1.400. Fu restaurato nel 1975 con la cooperazione dei fedeli e dei devoti, sotto il Parrocato dell’ Arciprete don Biagio Giuseppe Bellino. Dall’ analisi degli arredi della statua nonchè dalle prime immagini cartacee è possibile ricavare una datazione pressochè esatta circa la realizzazione della sacra effigie del Santissimo Salvatore. Ciò è evidente dall’analisi dei punzoni dei maestri argentieri ed orafi, autori dell’aureola finemente cesellata e di settecentesca manifattura (datata 1795, in essa sono presenti in bassorilievo i volti alati di coppie di cherubini tra nuvole) e del globo in oro bianco e giallo, sormontato dalla croce (datato 1807, reca nell’armilla la personificazione simbologica dei tre segni zodiacali del leone (regalità), della vergine (purezza) e della bilancia (giustizia). Tali arredi della sacra effigie del Patrono furono realizzati tra l’altro in sostituzione dei precedenti ed originali in legno policromo (la sacra effigie presenta un foro squadrato nella parte sommitale del capo; è il punto in cui l’ originaria raggiera lignea dorata, andata perduta, andava ad innestarsi). Peraltro, una incisione di pregevole fattura, opera di S. Ciaccio datata 1811, raffigura la sacra effigie completa in questa data. Essa è l’immagine realizzata su materiale cartaceo più antica e la prima rappresentazione che possediamo del Patrono. Per quanto riguarda invece il fercolo, esso fu realizzato soltanto parecchi decenni dopo; l’esecuzione venne affidata a Corrado Leone, artista ragusano. Egli progettò un fercolo molto particolare, esile e delicato che, facente da cornice alla sacra effigie, va a formare un’aerea mandorla (simbolo della creazione dell’universo per gli Ebrei e, associato al pesce, simbolo sacro per i primi Cristiani), alla cui base converge per dare vita alla classica raffigurazione geometrica della bara (questo è il motivo per cui è chiamato in termine lessicale dialettale “vara”, simbolo del sepolcro di Cristo, della Sua morte e resurrezione). La più antica litografia oggi esistente e che raffigura per la prima volta il fercolo realizzato da alcuni anni è quella di A. Zezen, realizzata a Napoli nel 1844 (la presenza nell’ immagine dei due soli angeli anteriori che reggono la corona del fercolo non deve essere interpretata come se allora non fossero presenti o non ancora realizzati, ma semplicemente come assenti per difficoltà nella tecnica di raffigurazione). Il SS. Salvatore fu proclamato Patrono della Città nel 1788 (l’ordinanza reale di Ferdinando di Borbone ed il conseguente decreto vescovile furono resi esecutivi nel 1789). Per cui, in considerazione di quanto esposto, la data esatta di realizzazione di tale effigie deve necessariamente andare a collocarsi tra il 1789-90 e il 1794.

MENU

SLIDE SHOW



  

   Lista siti Cattolici Italiani